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Arte preistorica e ricerca scientifica

Venere di Willendorf (Austria)
 
Venere di Willendorf (Austria)

23.07.2010

 

di Franco Ruggieri
 
E’ noto che pitture parietali, graffiti e arte mobiliare della preistoria hanno permesso, tramite la loro interpretazione e la correlazione con altri reperti di cultura materiale, la ricostruzione delle condizioni di vita e dell’evoluzione culturale di quel lunghissimo periodo della vicenda umana dal quale le informazioni non potevano pervenirci attraverso una testimonianza scritta ancora molto lontana nel tempo a venire.
E’ il caso, ad esempio, delle scene di caccia dipinte un po’ dappertutto all’interno di grotte o sulle pareti di ripari sotto roccia che ci hanno aiutato a comprendere il tipo di armi utilizzate ed il modo stesso di usarle. Gran parte dunque di quel settore dell’archeologia che si occupa della preistoria ha potuto godere dell’aiuto che l’interpretazione di questi reperti ci ha lasciato.
Nella parte finale della glaciazione Würm (un’epoca chiamata genericamente Paleolitico superiore) cominciò a diffondersi la produzione di statuette femminili caratterizzate da fianchi e da mammelle eccezionalmente grossi, da organi di riproduzione messi in evidenza, dall’assenza dei tratti del volto e, in genere, prive della parte inferiore delle gambe e dei piedi. Proprio quest’ultimo particolare ci invita a supporre che si trattasse di piccoli idoli destinati a seguire i gruppi umani nei loro continui spostamenti alla ricerca di territori di caccia e di raccolta: oggetti più grandi sarebbero stati troppo ingombranti da trasportare, inoltre il fatto stesso di terminare “a punta” permetteva di infilarli nel terreno evitando così la necessità di una base di sostegno. La loro produzione è poi continuata, arricchendosi ancor di più, nel successivo Neolitico.
Queste statuette, sottoposte ad un’analisi di antropologia religiosa, adombrano quindi l’esistenza di una divinità dell’abbondanza e della prosperità. Il nome stesso con cui vengono collettivamente indicate, Veneri Steatopigie (dalle grasse natiche) è indicativo in questo senso.
Tuttavia non solo l’Archeologia ha potuto usufruire di questi oggetti ma anche una disciplina relativamente nuova come l’Archeoastronomia ha trovato in essi un utile appoggio nella ricerca di quali fossero le conoscenze astronomiche di queste antiche popolazioni.
Alcune fra le più antiche rappresentazioni di Veneri si distaccano stilisticamente dalla massa sia per le loro dimensioni maggiori sia per il fatto di non essere scolpite e tutto tondo ma ricavate dalla viva roccia con una tecnica simile al bassorilievo.
Proprio una di queste, conosciuta come “Venere di Laussell” e datata a circa 25.000 anni fa, è stata oggetto di un’indagine volta a dimostrare che il corno di bufalo che sorregge nella mano destra sia, in effetti, una specie di primitivo calendario basato sui moti lunari.
Il corno è stato da sempre simbolo della Luna, in particolare del Crescente di Luna cioè di una Luna di tre o quattro giorni di età, ma questo presenta tredici incisioni parallele che potrebbero rappresentare i tredici mesi lunari (siderali, di ventotto giorni) che costituiscono all’incirca un anno.
La coincidenza, poi, fra la lunghezza del mese lunare e la durata del ciclo mestruale non poteva sfuggire ai nostri antenati che probabilmente videro in essa una precisa correlazione fra il nostro satellite e la fertilità femminile.
Il mese lunare di ventotto giorni viene però calcolato osservando il passaggio della Luna in prossimità di una stella e questo comporta la capacità di individuare e distinguere un singolo astro dagli altri. Capacità che si può acquisire solo se si è in possesso di qualcosa di assimilabile a una mappa del cielo: in altre parole se il firmamento è già stato diviso secondo quel sistema di asterismi, ossia di rappresentazioni di immagini, che in seguito darà origine alle costellazioni.
Almeno in questo caso la steatopigia e la Luna appaiono collegate in un culto della fertilità che fu a lungo celebrato presso le popolazioni primitive e che, sia pure in maniera e con manifestazioni diverse, trova ancora un certo credito soprattutto presso i gruppi umani rurali.
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