20 anni di Hubble: scienza e arte dallo spazio
07.05.2010
di Andrea Bernagozzi
Il 24 aprile 1990 lo Space Shuttle Discovery portava in orbita Hubble Space Telescope (HST), il telescopio spaziale battezzato in onore del grande astronomo Edwin Hubble. Sono vent’anni esatti che questo satellite artificiale vola sopra le nostre teste, tra 500 e 600 km di altezza, raccogliendo dati e realizzando spettacolari immagini dell’universo.
Proprio dal trovarsi sopra gli strati più densi dell’atmosfera terrestre deriva la capacità di Hubble di cogliere in dettaglio l’aspetto di stelle, pianeti, nebulose e galassie. La turbolenza atmosferica sparpaglia la luce degli astri, distorcendone l’immagine. Senza questo disturbo, HST vede i particolari fino a 100 volte meglio dei telescopi sulla superficie terrestre, nonostante l’apertura di appena 2,4 m (già all’epoca del lancio c’erano telescopi terrestri più grandi).
Superata qualche difficoltà iniziale, le scoperte compiute con Hubble sono state così tante e importanti, che si può legittimamente parlare di astronomia prima e dopo HST come si parla di astronomia prima e dopo il cannocchiale di Galileo Galilei. Perciò NASA ed ESA, le agenzie spaziali, statunitense ed europea, che gestiscono insieme il telescopio spaziale, hanno organizzato una campagna mediatica in grande stile per festeggiare i vent’anni in orbita.
All’inizio di quest’anno Hubble ha scattato un’immagine apposta per celebrare l’anniversario: una nube di gas e polveri, la cui forma può ricordare una montagna avvolta dalle nuvole, che perciò è stata soprannominata la “Montagna mistica” (Mystic Mountain). Alta circa 3 anni luce, è un particolare di una più ampia regione ricca di gas e stelle in formazione che si trova a 7.500 anni luce di distanza da noi, nella costellazione australe della Carena, nome che omaggia il vascello dei mitici Argonauti.
Di fronte a questa e altre immagini riprese dagli strumenti di HST, rinnovati nel corso di vent’anni grazie a diverse missioni degli astronauti sugli Space Shuttle, è quasi inevitabile pensare a un quadro astratto. «È scienza, ma anche arte» è un tipico commento, soprattutto di chi non è esperto di astronomia. Infatti non c’è bisogno di conoscere le proprietà dell’emissione dell’idrogeno o le teorie sulla formazione stellare per rimanere emozionalmente colpiti dalla “Montagna mistica”.
I responsabili del telescopio spaziale sanno bene quanto venga spontaneo collegare astronomia e arte. Lo dimostrano tante iniziative istituzionali di public outreach. Per il ventesimo anniversario ESA ha lanciato il concorso a premi Hubble Pop Culture Contest. Si vince segnalando i migliori esempi di come «Hubble ha influenzato la cultura popolare», dalle immagini astronomiche sulle copertine di album musicali a opere d’arte ispirate alle sue osservazioni.
Esiste invece da anni la sezione artistica del sito web The Hubble Heritage Project, gestito da NASA e Space Telescope Science Institute di Baltimora. Il progetto offre una selezione, aggiornata ogni mese, delle migliori immagini astronomiche di HST da «lasciare in eredità» alle generazioni future. Chiunque può sottoporre una propria personale interpretazione delle immagini ai curatori del sito. Alcune composizioni selezionate appaiano ingenue (solo pochi tra gli autori sono artisti professionisti), ma quadri, poesie, racconti, musiche e quilt compaiono nel sito con pari dignità rispetto alle meravigliose riprese di oggetti celesti.
Chissà se la Mystic Mountain entrerà nell’immaginario come altre immagini di HST. I “Pilastri della creazione” della Nebulosa Aquila e le galassie come granelli di sabbia del progetto Hubble Deep Field rivaleggiano con il celebre dipinto “La notte stellata” di van Gogh come icone artistiche dell’astronomia. Non c’è dubbio che l’arte sia parte integrante del lascito del telescopio spaziale ai posteri, ma con la netta prevalenza dell’aspetto emozionale su considerazioni teoriche solide. Una seria riflessione sui rapporti tra arte e scienza nelle immagini di Hubble sarebbe un bel regalo per il suo ventunesimo compleanno.

