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Biodiversity – United in_difference! Una co-produzione di biodiversità

Biodiversità
 
Biodiversità

25.06.2010

 

di Salvatore Fruguglietti
 
Mai come in questi anni c’è bisogno di conoscere la scienza per fare scelte di vita, e non solo, informate. Chi si occupa di comunicazione scientifica deve disseminare sete di sapere, non per mera e sterile didattica ma per stimolare discussioni.  Ma come riuscire a discutere di scienza senza “insegnarla”?
L’universalità del linguaggio teatrale può essere funzionale per stimolare il dialogo, soprattutto tra un pubblico eterogeneo e vasto, e costruire un ponte tra scienza e società.
Convinti di ciò Resina – Sistema Museale Tematico Naturalistico del Lazio, MTSN - Museo Tridentino di Scienze Naturali, il MRSN – Museo Regionale di Scienze Naturali del Piemonte e Le Nuvole – Teatro Stabile d’innovazione per le Nuove Generazioni di Napoli hanno messo insieme energie e competenze per co-produrre, nell’anno della Biodiversità, un evento di comunicazione teatrale della scienza.
Questa collaborazione tra strutture (bio)diverse per provenienza, competenze, e proprietà è la prima in assoluto che si realizza in Italia ed è stata presentata alla Conferenza Annuale 2010 di Ecsite al DASA di Dortmund (DE).
L’obiettivo, rivolgendosi al pubblico scolastico ma anche al visitatore della domenica, è quello di tradurre in maniera chiara, ludica e fruibile qualcosa come la scienza in generale e la biodiversità nel caso particolare, che non sempre è percepita come tale.
Lo spettacolo è stato pensato per la comunicazione teatrale all’interno di spazi museali di stampo naturalistico ma assolutamente esportabile, nella sua completezza e come modello replicabile, in altre realtà museali e festivaliere: l’azione scenica e la narrazione si articolano in due macro momenti costruiti per integrarsi al massimo con la visita guidata e con i contenuti esposti all’interno dei musei.
Il primo - un’incursione teatrale durante la visita al museo - vuole creare un momento di sorpresa e di interazione emotiva e utilizza come scenografia e oggetti di scena lo spazio espositivo, facendo nascere una relazione tra il percorso drammaturgico e il percorso di visita.
Il secondo - da svolgersi in spazio dedicato (ma non teatrale) – prende spunto dall’incursione teatrale e coinvolge lo spettatore in un percorso intrigante che parte da questioni sulla Biodiversità e sull’Uomo per raccontarli con oggetti, costumi, metafore, idee ed elementi d’astrazione.
Tante le domande, da “Che cos’è la biodiversità?” a “Come e perché tutelarla?” da “Quali sono le capacità di recupero e di sostenibilità degli ecosistemi?” ad “Ancora estinzioni di massa?”, da “Siamo tutti diversi?” a ”Siamo frutti di un errore genetico?” passando da “Ma Noè è stato il primo a preoccuparsi di salvaguardare la biodiversità?”
La contaminazione tra linguaggi scientifici e linguaggi teatrali e la costruzione su due momenti dell’intervento artistico rendono maggiormente leggibili i musei e, soprattutto, stimolano la curiosità provocando discussioni e dibattiti.
La componente teatrale prende in prestito e rafforza gli argomenti dei musei dandone una lettura meno letterale e più emozionante: il connubio tra teatro e scienza, nella sua multidisciplinarità, rende maggiormente feconda la visita dei luoghi della scienza.
Proprio questo far leva sulle emozioni rende particolarmente efficace la modalità comunicativa e i risultati (pur senza una valutazione quantitativa) sono da ritenersi oltremodo positivi.
Inoltre, questa modalità sta assumendo un ruolo sempre più rilevante nell’ambito della comunicazione della scienza (non a caso stanno nascendo gruppi di ricerca multidisciplinari che intendono proprio indagare il rapporto tra teatro e scienza) tanto da far ritenere, a ragione, che la traduzione in linguaggio teatrale del linguaggio della scienza sia da considerarsi una delle buone pratiche da tenere in conto nel settore della comunicazione della scienza.
E oltre che buona pratica offre anche la possibilità – in tema di biodiversità – di far amaramente riflettere sul fatto che abbiamo ancora quotidianamente a che fare con la schiavitù degli esseri umani. Una schiavitù peggiore di quella legalizzata e alla luce del sole dei secoli scorsi, in quanto nascosta, non legalizzata e, forse, perfino tollerata dal mondo sviluppato e avanzato di cui facciamo parte (se non, addirittura, sfruttata per un becero tornaconto economico). Se la “Dichiarazione Universale dei Diritti dell'Uomo”, adottata dall'Assemblea Generale delle Nazioni Unite il 10 dicembre 1948 non ha avuto la capacità di imporre agli stati la tutela del diritto dell’Individuo, potrà mai l’uomo – nella sua capacità di intaccare/attaccare la biodiversità – tutelarla?
La “Convenzione sulla diversità biologica” in quanto trattato internazionale adottato nel 1992 per tutelare la diversità biologica (o biodiversità), l'utilizzazione durevole dei suoi elementi e la giusta ripartizione dei vantaggi derivanti dallo sfruttamento delle risorse genetiche, potrà essere quella soluzione per cui uomini danno ad altri uomini gli strumenti per la tutela della biodiversità? Questi i quesiti che concludono lo spettacolo.
Duri, crudi, spietati ma non retorici.
E proprio poiché non retorico, ma finalizzato a rendere gli spettatori maggiormente consapevoli delle responsabilità di ogni propria azione, lo scopo dello spettacolo è far rispondere SI (con convinzione e intensa partecipazione) alle due domande finali.
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