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[H] L DOPA: la malattia psichica a teatro

28.05.2010

 

 

 

di Alessandra Drioli e Barbara Raucci
 
Emotivamente coinvolgente. [H] L-Dopa, lo spettacolo teatrale del regista Antonio Latella è un viaggio nel mondo delle paure, delle ansie, delle sofferenze, delle speranze dell’uomo legate alla malattia, fisica e psichica. Un tema difficile da affrontare per la sua forte carica emotiva, da cui possibilmente si sfugge perché la malattia, in particolare quella psichica, è difficile da accettare, socialmente e personalmente. Non solo dal malato, ma da tutti quelli che ne sono coinvolti. È un’esperienza angosciante, di cui spesso non si parla perché si ha pudore di “far sentir la voce del dolore del mondo e dell’uomo”. Il teatro, con il suo linguaggio, permette invece di “esporre la propria malattia, quella fisica, quella mentale, quella dell’anima” senza paura e soprattutto permette che essa assuma “le tinte di una favola buffa, grottesca, tragica, comica, politica” e possa di conseguenza essere esorcizzata.
Con questo spettacolo Antonio Latella, figura di spicco del teatro italiano, prosegue un percorso iniziato tempo addietro che mette in relazione la letteratura  e  la sofferenza psichica. Il punto di partenza in questo caso è Risvegli, il libro forse più noto di Oliver Sacks, neurologo inglese celebre per la prosa avvincente dei suoi libri in cui riporta storie cliniche ed umane dei suoi pazienti e le loro patologie neurologiche. Tra il 1917 e il 1927 una grave epidemia di encefalite letargica, una malattia del sonno, colpì quasi cinque milioni di persone. L’epidemia misteriosamente scomparve così come era arrivata. Ma alcuni malati continuarono a vivere in una sorta di perpetuo sonno fino al 1969, quando un nuovo farmaco, L-dopa, permise di risvegliarli. Oliver Sacks fu uno dei medici che sperimentò questo farmaco. Tra il 1969 e il 1972 il neurologo somministrò il farmaco a più di duecento malati del Mount Carmel Hospital di New York. Purtroppo la Levo-dopa dà rapidamente assuefazione e richiede un continuo incremento del dosaggio, con la comparsa degli effetti collaterali come tic, movimenti involontari, allucinazioni e cambiamento dell'umore con note di aggressività e deliri persecutori. Risvegli racconta le storie di alcuni di loro.
 
Da qui il significato del titolo dello spettacolo: [H] L-Dopa, un gioco di parole dall’inglese in cui le lettere H ed L diventano Hell, inferno, perché tale fu il risveglio con L-Dopa.

Ripartito in tre stadi distinti, sorte di “quadri” che fanno da sfondo al rapporto con la malattia visto da tre angolazioni diverse - le emozioni dei parenti, le sensazioni dei pazienti, il risultato terapeutico per il medico e per i pazienti - [H] L-Dopa è un viaggio nelle emozioni dei protagonisti della malattia: il malato, il medico, i familiari. Un’opera che permette di apprezzare la capacità creativa, emozionante e allo stesso tempo spietata di Latella.
S’apre il sipario e lo spettatore viene catapultato nella dimensione emotiva del parente. Irrompono in platea gli attori-parenti in visita che siedono a parlare ciascuno con il proprio familiare dormiente rappresentato da una piantina posta sul proscenio. Ogni parente ha la sua piantina da curare, da guardare, da nutrire. Un susseguirsi di esilaranti dialoghi che viene interrotto dall’entrata in scena di Sacks, il medico che possiede il farmaco miracoloso. In scena la metamorfosi. Gli attori-parenti diventano attori-pazienti. I parenti si spogliano e stringendo fortemente a sé il proprio caro, entrano in esso, prendendo il suo posto. È il secondo quadro, quello in cui vengono raccontate le sensazioni del malato, la loro speranza nel medico inteso come salvezza, come persona a cui affidare la propria guarigione quasi fosse il Salvatore, il Dio sceso in terra. Il medico è colui che, pensano, realmente può comprendere, può aiutare, può alleviare sofferenza e dolore. Sacks non smentisce le loro aspettative. Si china, osserva i tratti sconvolti, condivide le sofferenze, comprende la sofferenza e soprattutto è consapevole che il destino del malato dipende dal suo intervento, ma che anche il suo proprio destino dipende da quel che avverrà. “Se il malato si salva, anche lui, forse, potrà salvare la propria anima”. Il dottor Sacks inizia ad elencare i nomi dei propri pazienti e ognuno mostra gli effetti del farmaco miracoloso.
 
Purtroppo L-Dopa, non è la sostanza miracolosa che credeva il medico. Si rivela un fallimento, un’illusione. Compaiono effetti collaterali, tic, movimenti involontari, allucinazioni e cambiamento dell'umore con note di aggressività e deliri persecutori. Nonostante questi disturbi deliranti e percettivi, i pazienti non perdono la speranza. Loro no, ma il loro Salvatore sì. Il terzo quadro registra un’inversione di ruolo: i pazienti comprendono la sofferenza del medico disilluso e sconfitto dall’inefficacia del farmaco “miracoloso” e cercano di aiutarlo: “Aiutiamo il dottor Sacks, aiutiamo noi stessi. L’uomo, quello stesso uomo capace di inventare le favole, di scriverle, di sognarle, non è però in grado di viverle, noi si”. Appare uno meraviglioso angelo nudo, con la pelle lattea come una luna piena, occhi nerissimi e un volto straordinariamente bello e delicato: quello che cura non è il farmaco, ma è la relazione. Per rimarcare l’importanza dei rapporti umani, i pazienti irrompono seminudi in platea, salgono sulle poltrone, attraversando gli spettatori. E come angeli, sfiorano il pubblico, cercando con un tremito d’ali di ricordare loro questa importante lezione.
 
"(H)L­-Dopa"
drammaturgia di gruppo a cura di Antonio Latella e Linda Dalisi
con Alexandre Aflalo, Jean-François Bourinet, Paula Diogo, Estelle Franco, Julián Fuentes Reta, Natalia Hernandez Arévalo, Dominique Pattuelli, Luís Godinho, Valentina Gristina, Daniela Labbé Cabrera, Emiliano Masala, Martim Pedroso, Daniele Pilli, Ana Portolés
scene e costumi Fabio Sonnino
musiche Franco Visioli
disegno luci Giorgio Cervesi Ripa
trainer e movimenti scenici Francesco Manetti
coreografie di gruppo a cura di Alexandre Aflalo, Antonio Latella, Francesco Manetti, Daniele Pilli
realizzazione costumi Cinzia Virguti
foto di scena Brunella Giolivo
realizzazione video N.F.I. Napoli Festival Imagine
assistente alla regia Catherine Schumann
regia Antonio Latella
 
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